Attimi di profonda tristezza

sono il preludio di una gioia non attesa

Capita a volte che improvvisamente, senza un apparente ragione, percepiamo un disagio, un malcontento, un’irrequietezza, che poi sfocia inesorabilmente in una sensazione di angosciante tristezza.

Quando accade ci lascia attoniti e non capiamo perché proprio oggi, qual è la ragione, non riusciamo a darci una risposta.

Nell’inevitabile trascinarsi delle sensazioni negative e di autocommiserazione, ci sentiamo attanagliati da una tristezza che ci cade addosso, ci avvolge e  sembra non  volerci lasciare più.

Nulla è accaduto, tutto sembra come il giorno prima, non ce ne facciamo una ragione, ma la realtà è, che siamo sempre più tristi e vogliamo esserlo.

Ci sembra di non desiderare più nulla, abbiamo solo voglia di lasciarci andare e di farci trascinare nell’oblio della pena di noi stessi.

La reazione a tutto questo stato di cose è imprevedibile, se siamo soli, la tristezza acquista una potenza tale da rischiare di farci affondare in un mare di commiserazioni e languidi sospiri.

Quando invece ci troviamo fra la gente, il timore è che se qualcuno, presta attenzione al nostro stato d’animo, il rischio è di lasciarsi andare in un pianto con il quale si vuole chiedere aiuto.

Il dolore, è una sentimento più circoscritto, molto più forte e in un certo modo giustificato, a causa di qualche evento che ce lo provoca.

Al contrario la tristezza, non sembra avere una ragione precisa, ma un insieme di ragioni, eppure senza un episodio scatenante, ci assale forse come purificazione, per  aiutarci a comprendere il dono della gioia e immetterci sulla strada per conquistarla.

Ho notato spesso, che dopo momenti di estrema tristezza, accade che improvvisamente ci si sente avvolti in una sensazione di serenità, seguita da un’euforica gioia.

E’ un po’ come quando abbiamo il mal di testa e il giorno dopo ci sentiamo in forma e pieni di energia, o come dopo una febbre, è il corpo che attraverso questi eventi si purifica e genera  nuove energie.

La tristezza probabilmente serve per purificare l’anima e poterci far percepire in un modo più sottile energeticamente e più intenso, gli attimi di gioia che arriveranno dopo la tristezza.

Sforzarsi di capire la causa e cercare di contrastarla, probabilmente è un errore, l’importanza è assecondarla solo per pochi

momenti.

Perseverare nell’assecondare questo stato di tristezza, può generare se non gestita con fermezza e volontà di combatterla, in depressione.

Per finire una frase di Sòfocle:

”La gioia più grande è quella che non era attesa”

 

Ely Guarné

 

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